Vogliamo davvero essere individualisti digitali?
6 luglio 2019

VOGLIAMO ESSERE DAVVERO INDIVIDUALISTI DIGITALI?

 

Perfetti individualisti digitali, non riusciamo più ad ascoltare la nostra stessa voce, costantemente impegnati a rimirarci come Narciso nella “fonte” del web, innamorati della nostra immagine virtuale, concentrati a testimoniare la nostra “bellezza” al mondo in tempo reale attraverso foto, video e post sui social.
Uno specchiarsi continuo, senza prestare orecchio al mondo circostante, immersi a piena faccia negli schermi dei dispositivi digitali, attirati e sedotti dalla voce delle “sirene” del web.” (da Comunicazione Etica. Manuale di riflessione per la società digitale – Apogeo Education 2018).

 

A quali riflessioni ci può indurre questo breve estratto? Un primo elemento di osservazione può riguardare l’attribuzione di “perfetti individualisti digitali”. L’evoluzione tecnologica ha inciso in ogni epoca sulle dinamiche sociali ed economiche. Il tempo moderno però, presenta alcuni aspetti di notevole differenza rispetto al passato. Infatti, fino al secolo scorso le invenzioni portavano cambiamenti molto meno rapidi e molto meno invasivi della vita quotidiana rispetto a quanto non accada oggi.

 

I ritmi sociali rimanevo sostanzialmente gli stessi e le persone erano interessate collegialmente dalle nuove scoperte e migliorie produttive: tutte o quasi riducevano la fatica per tutti coloro che potevano utilizzare le nuove tecnologie, o in qualche modo miglioravano la qualità di vita delle famiglie, dei paesi o delle città. Alcune addirittura, costringevano le persone a lavorare insieme e quindi a dover ricercare nuovi comportamenti collettivi. Ciò che accade da circa una trentina di anni invece, è un fenomeno diametralmente opposto: l’evoluzione tecnologica porta alla separazione degli individui che vivono l’illusione di potere bastare a se stessi grazie all’impiego di nuovi strumenti.

 

Banalmente, non si chiede più la strada ad un passante perché ognuno ha il suo navigatore. Se da un lato questo rappresenta indubbiamente una comodità pratica, dall’altro disabitua le persone a pensare di essere sempre “collegate” ad altri individui, ma le porta a dipendere da un’apparecchiatura con la quale interagisce individualmente escludendo il resto del mondo dalla propria vita.

 

L’immersione “a piena faccia” in un dispositivo ci impedisce di ascoltare tutto ciò che ci sta intorno ma impedisce anche l’ascolto di se stessi. Di fatto, nessuno resta mai solo con il proprio io in un dialogo interno utile alla riflessione, al chiarimento di alcuni aspetti della propria vita e della propria personalità. anzi, l’ascolto spaventa, costringe ad una profondità delle cose e dei rapporti che impegna eccessivamente l’individuo che preferisce rimanere sulla superficie, allegramente disimpegnato da tutto e da tutti, anche da se stesso.

 

A prima vista potrebbe sembrare anche piacevole come approccio, ma nel tempo rischia di condurre progressivamente a stati di insoddisfazione cronica e in qualche caso anche alla depressione. Abbiamo realmente bisogno l’uno dell’altro, di una comunicazione efficace e l’ascolto è uno degli strumenti di scambio per eccellenza. Vale veramente la pena impegnarsi nello sviluppo di una propria immagine che non sia solo virtuale, dare libero sfogo all’individualità anziché all’individualismo.

 

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